Cristina Stampa

Provare a raccontare la prima esperienza in emergenza di un giovane medico. Con le parole di quella notte.

 

Cristina mi appare lucida e tagliente.
Pur nell’emergenza di un evento terribile i suoi occhi restano fissi sull’obiettivo della vita.
E’ stato il cellulare di servizio a tirarmi giù dal letto.
“ Forza dottore ci siamo “. La voce di Mario, infermiere professionale con la sagoma di chi conosce tutto della vita, mi catapulta dal sonno ai colori lividi della notte.
Ematemesi in giovane donna di anni 39.
E’ la mia prima volta a Milano. Il mio primo intervento in emergenza. E’ anche la tua prima volta, Cristina.
Il vomito di sangue è il motivo del nostro primo incontro. Non è frequente vedere subito quel fiotto isolato di sangue che zampilla inarrestabile da una varice dell’esofago, con un campo visivo peraltro chiaro e nitido.
L’atossisclerolo che chiude quella varice esofagea è guidato da una mano ferma e precisa, sostenuta forse da chi ha deciso di far sfiorare le nostre vite.
Mario mi guarda con un misto di ammirazione e stupore.
L’emorragia si è arrestata, ma aspetto qualche momento in più, non mi sembra possibile Cristina, è già tutto finito.
All’alba l’aria è nitida come i tuoi occhi. Il sole appena nato sfiora la tua storia di giovane architetto affetta da cirrosi alcoolica.
Preferisco tornare a casa a piedi. Camminando lentamente i pensieri, talvolta, tornano fluidi e trovano un loro ordine logico.
Lo sguardo con il quale ci siamo lasciati mi rasserena. Questa tempesta è ormai alle nostre spalle. Ma la tua storia si riaffaccia.
Immagino la sofferenza che ti ha portato a bere, all’abuso, alla dipendenza. A ciò che vuoi cancellare e che puntualmente ogni volta riemerge. Cristina il tuo fegato ha ceduto.
Quel torrente di sangue che ho ancora negli occhi trascina il mio pensiero agli studi, al perché ho scelto questa professione, ai miei maestri, alle tecniche endoscopiche.
E poi ti rivedo. Non ci conosciamo Cristina. Eppure questa notte è dentro di me. Ha il tuo volto, affilato e consapevole.
“ Dotto’ , sei arrivato a casa? “ . La voce di Mario al telefono è cambiata. Sembra la voce di un padre che rassicura un figlio. Forse è la voce di mio padre. O quella di tuo padre, Cristina.
“ Certo Mario, tutto bene “.